Sanità: il “contratto delle briciole” riaccende la rabbia dei lavoratori

Sanità: il “contratto delle briciole” riaccende la rabbia dei lavoratori

Nei corridoi degli ospedali giustamente non si parla d’altro: il rinnovo del CCNL Sanità 2022-2024, siglato il 27 ottobre 2025, è ormai diventato il “contratto vergogna”, il “contratto delle briciole”.

Un contratto che, nelle cifre, chiama vendetta. Tenendo conto dell’indennità di vacanza contrattuale già percepita, gli aumenti previsti che vanno dai 120 ai 135 euro tabellari, comportano in realtà un aumento medio netto mensile di 40-45 euro. Questo è, secondo governo e sigle firmatarie, il valore di chi ogni giorno tiene in piedi il Servizio Sanitario Nazionale: circa 580mila lavoratori tra infermieri, tecnici, amministrativi e operatori socio-sanitari, logorati da carichi di lavoro insostenibili e organici sempre più ridotti.

Basta guardare i numeri per capire la portata del disastro. Per fare degli esempi un professionista sanitario, con anni di esperienza, titoli di studio e alta formazione professionale, rischi e responsabilità, vedrà il proprio stipendio salire da circa 1.940 euro a poco più di 2.070 euro lordi oltre ad una misera indennità professionale di poche decine di euro a seconda del profilo. Un operatore socio sanitario 1795 euro lordi e due spiccioli di indennità. Gli arretrati del triennio 2022-24 (in realtà, dunque, ormai 4 anni), mediamente intorno ai 1.200 euro lordi, non coprono nemmeno l’aumento del costo della vita di un solo anno. L’inflazione cumulata tra il 2022 e il 2024, infatti, secondo dati Istat ben al di sotto della realtà, ha superato il 17%. Per capirci, si calcola che mediamente un lavoratore della sanità, a causa di questo misero rinnovo contrattuale, abbia perso circa 3.500 euro lordi in 4 anni e 172 euro mensili lordi in busta paga ogni mese per i prossimi anni.

È la certificazione del declino della sanità pubblica, un insulto a chi ci lavora. Firmato da CISL, FIALS, Nursind e Nursing Up, questo accordo sancisce la distanza tra le istituzioni e chi vive ogni giorno corsie, ambulatori e uffici.

È stata corretta la scelta di CGIL e UIL di non firmare. Ma se alla rottura non si fa seguire una lotta seria e determinata contro questo scempio, si diventa corresponsabili. La realtà di questi giorni è che i lavoratori sono giustamente arrabbiatissimi, è sufficiente vedere sotto i profili social dei sindacati firmatari le reazioni che si sono scatenate tra i lavoratori alla notizia della firma, con promesse di revocare tessere e insulti. Ma d’altro canto chi non ha firmato non ha costruito nessuna seria mobilitazione contro un contratto sul quale i lavoratori non sono nemmeno stati consultati.

Costruiamo dal basso l’opposizione a questo contratto, organizziamo comitati di lavoratori che discutano una piattaforma, chiara, capace di portare i salari del personale sanitario ai livelli europei. La base di partenza non può essere inferiore a 500 euro di aumento mensile. Si apra finalmente una stagione di lotta, non solo per il salario, ma per ridare forza e dignità al Servizio Sanitario Nazionale.