Blocchiamo tutto! Intervento di M. Iavazzi all’Assemblea Generale della CGIL

Blocchiamo tutto! Intervento di M. Iavazzi all’Assemblea Generale della CGIL

Di seguito l’intervento di Mario Iavazzi all’Assemblea Generale della CGIL nazionale tenutasi il 6/11/2025.

Successivamente la sua dichiarazione di voto al documento presentato dalla segreteria nazionale in cui si è deciso di indire lo sciopero generale per il prossimo 12 dicembre. In alternativa era stato presentato un testo di una parte di compagni dell’area “Le radici del sindacato” in cui era contrapposta la data del 28 novembre.

INTERVENTO
“Blocchiamo tutto”

Visto il clima nell’organizzazione e di questa discussione di oggi vorrei che non ci fosse un’operazione di rimozione, magari consapevole, in merito a quanto è successo nel mese di settembre e nei primi giorni di ottobre. Credo che non dobbiamo far finta di non sapere che la CGIL è stata letteralmente trascinata da un movimento di massa spontaneo, che ha inizialmente contestato la nostra organizzazione, movimento che l’ha portata correttamente a scegliere la strada di uno sciopero generale unitario il 3 ottobre, uno sciopero che abbiamo sostenuto come scelta.

Quello sciopero aveva le seguenti caratteristiche:
1. Indetto senza preavviso nei settori dove, per legge, è necessario preavvisare;
2. Uno sciopero politico;
3. Uno sciopero contro la guerra.

È successo in una giornata, anzi in un periodo, perché poi c’è stata anche la grande manifestazione del 4 ottobre, ciò che noi di solito sostanzialmente respingiamo.

Poi c’è stato un rinculo da parte della nostra organizzazione, un tentativo di normalizzare e di tornare ad una quiete, diciamo, che ci fa stare più tranquilli, un silenzio durato un mese, un ritorno ad un sostanziale immobilismo.

Io penso che questo sia il punto. Piuttosto che la discussione su “va bene uno sciopero generale a dicembre?” o “qual è la data migliore?”, dobbiamo decidere se vogliamo uno sciopero come ne abbiamo visti negli anni passati. Lo ricordo, è stato proclamato uno sciopero generale l’anno, più o meno pressoché nello stesso periodo, appunto, routinario. Oppure vogliamo che sia uno sciopero come quello del 3 ottobre, non nella portata numerica certamente, ma almeno diciamo nello slancio che c’è stato e che ha portato a quel successo?

È necessario assolutamente un percorso totalmente diverso da quello che stiamo intraprendendo. Si deve partire, in primo luogo, dal programma.

Dovremmo sostenere, esplicitamente, che il governo Meloni è un problema e quindi lo sciopero deve essere esplicitamente contro questo governo e per la sua cacciata.
In secondo luogo, dovremmo dotarci di un programma più chiaro e radicale. É stato citata l’esperienza dell’elezione del sindaco Mamdani a New York, su cui ovviamente non entrerò visto il tempo che ho a disposizione, ma ricordo che quel sindaco non è stato visto come candidato di una sinistra moderata, al di là poi di ciò che farà una volta in carica.

Dovremmo affermare che i salari devono recuperare tutto quello che hanno perso negli ultimi anni a livello generale.
Dovremmo rivendicare un meccanismo automatico di rivalutazione dei salari e questo, compagni, non lo si fa proponendo un meccanismo automatico sulle detrazioni che, per natura, sono limitate. Sono necessari meccanismi automatici sui salari, una nuova scala mobile.
Dobbiamo rimettere in discussione il finanziamento al settore delle armi. In qualche modo stiamo esplicitando la nostra contrarietà su questo punto, ma penso che debba essere chiara la rivendicazione mettendo in discussione chi controlla l’industria bellica, la sua riconversione, il tema appunto della nazionalizzazione di questo settore. Dobbiamo rivendicare il rifiuto del pagamento del debito.

Non ho tempo per entrare nel merito di ulteriori rivendicazioni quello che deve essere chiaro, appunto, è un programma chiaro, radicale, che esprima il concetto che abbiamo intenzione di fare effettivamente sul serio.
Un programma che deve partire da una discussione dal basso con i lavoratori, esattamente quello che ha dato luogo al movimento di massa attorno alla questione palestinese.

La coerenza deve essere messa in campo anche nelle vertenze per i contratti nazionali.
Non è francamente comprensibile il fatto che si portino avanti delle contrattazioni senza lottare. Non è accettabile la logica per la quale siccome c’è una trattativa in corso si interrompe il blocco dello straordinario o non si fanno scioperi.
Le lotte dovrebbere andare di pari passo ai tavoli di contrattazione proprio per dare la massima forza alla nostra organizzazione e avere rapporti di forza favorevoli.

Per finire, penso che la questione non sia se siamo d’accordo sullo sciopero generale o meno. Per quanto mi riguarda la condivisione della lotta è fuori discussione, ma la strategia deve cambiare radicalmente. Dobbiamo mettere in atto lo slogan, l’obiettivo che era al centro del movimento: blocchiamo tutto per ottenere ciò che da troppi anni non conquistiamo.

Dichiarazione di voto AG CGIL 06/11/25

Non condivido il documento presentato dalla segreteria, penso che si riduca negativamente la questione di come lottare, con quale coinvolgimento dei lavoratori, con quale programma, con quale percorso e quale metodo all’indizione di una giornata di sciopero generale che regolarmente, come ogni anno, si riduce a festeggiare il Natale. Non si tratta qui di dichiarare il sostegno ad uno sciopero che per quanto mi riguarda è scontato ma alla sua efficacia e su questo non ci siamo.
Non si può spegnere l’incendio del movimento di massa di questo autunno e ridursi ad uno sciopero ripetitivo. Tuttavia anche il documento alternativo non risponde alle necessità, la questione come ho appunto detto, non è la data, o comunque, non solo quella. Uno sciopero rituale che si somma ad un altro sciopero rituale indetto da altri soggetti sindacali non cambia la sostanza e non trasforma l’iniziativa in una giornata di lotta che sia in grado di bloccare tutto e sconfiggere il governo, uno sciopero basato su un programma di riscossa e sul protagonismo decisionale dei lavoratori, che è stato l’elemento di rottura che ha reso il 3 ottobre una giornata storica.
Per queste ragioni non sosterrò nessuno dei due documenti e mi asterrò

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