“Serve un nuovo sciopero di tutto l’Automotive”

“Serve un nuovo sciopero di tutto l’Automotive”

A inizio febbraio le azioni Stellantis hanno subìto un crollo storico del 25% bruciando 6,8 miliardi di capitalizzazione. Motivo immediato del crollo è stato l’annuncio di ben 22 miliardi di svalutazioni legate al ridimensionamento dei programmi sulle auto elettriche. A margine del presidio sindacale tenuto il 30 gennaio alla sede del ministero dell’Industria abbiamo intervistato Domenico Loffredo, RSA FIOM dello stabilimento di Pomigliano, e Vincenzo Chianese, RSA Prima Sole Components di Gricignano (Caserta).

Cosa sta cambiando nella politica di Stellantis in Italia?

DL: Dall’incontro al MIMIT del 30 gennaio non è emerso nulla di nuovo, si punta tutto sull’inversione di rotta rispetto all’elettrico, con l’azienda e il governo che convergono e chiedono ai sindacati di spingere nella stessa direzione.

I sindacati adesso cercano iniziative comuni verso le istituzioni, come avvenuto con la nuova giunta di Fico in Campania. Ora, secondo noi non bastano le delegazioni: se non si fa anche uno sciopero è come esonerare l’azienda. Diciamo che il governo è cattivo, l’Europa è cattiva ma non c’è nessun conflitto con l’azienda, che noi invece pensiamo necessario. 

Stellantis investe in America, in parte anche in Francia, dove si prospettano 1.500 assunzioni a tempo indeterminato mentre in Italia si parla di 400 interinali. Vero è che in Francia la quota di lavoratori a termine è molto alta, più che da noi, ma è comunque un segnale.

Le assunzioni a Torino sono legate al lancio della nuova 500 ibrida e la novità importante è che a Mirafiori hanno scioperato.

Hanno fatto tante fuoriuscite incentivate, e ora che sono ripartiti con la produzione non avevano abbastanza personale e hanno tentato di spremere i lavoratori presenti. La risposta è stato uno sciopero al primo giorno di ripresa della produzione.

Chi ha convocato lo sciopero?

VC: Lo sciopero è stato convocato dalla sola FIOM, i sindacati firmatari non hanno voluto rompere le clausole di raffreddamento. Tuttavia all’incontro con l’azienda hanno sostenuto in tutto le richieste della FIOM, di fatto hanno dato un via libera “sottobanco” ai loro iscritti per scioperare. Diciamo che è una situazione a doppio taglio, nel senso che da un lato FIM, UILM ecc. si avvantaggiano della iniziativa della FIOM senza rompere con l’azienda, senza dover sconfessare il CCSL. Però l’altra faccia è che si è scioperato, cosa che non succedeva da tempo. È stato uno sciopero parziale, non tutta la linea, però che si scioperi al primo giorno di lavoro non è cosa da poco!

I lavoratori di Pomigliano come vivono questa fase?

DL: L’azienda continua a tagliare il personale sulle catene di montaggio per “fare efficienza”. Stellantis all’esterno ci chiede sostegno mentre dentro continua a spremerci, e questa politica produce esuberi. A Pomigliano la linea della Tonale lavorerà circa 3 giorni su 10, la Panda inizia a subire la concorrenza di modelli più recenti. La nuova Pandina si dice arriverà nel 2028, o addirittura 2030; sono scadenze lontane e gli ammortizzatori sociali scadono ad agosto.

Se tra gli anziani si spera in nuove uscite incentivate, tra chi sa che deve rimanere al momento il clima è più di preoccupazione che di conflitto, magari ci si aggrappa alle speranze sulla modifica delle normative europee e sul fatto che l’azienda porti ancora nuove produzioni.

Detto questo, facciamo cassa integrazione da dieci anni pur non avendo introdotto modelli elettrificati…

Come ricade la situazione sull’indotto?

VC: Nella mia fabbrica avevamo commesse importanti per le componenti della Jeep che si faceva a Melfi, ma col nuovo modello della Compass ne perdiamo forse l’85%. Stiamo cercando di capire se ora arrivano da fuori dall’Italia, cosa non inverosimile. Ci sono indotti come Tiberina (Roma, Melfi) che sono a forte rischio. L’appalto di Trasnova, dove i lavoratori avevano lottato duramente per il lavoro, scade ad aprile.

DL: Dobbiamo insistere che non ci si salva “spacchettando” la battaglia fra stabilimenti, casa madre e indotti, bisogna fare coordinamenti comuni e mettere in campo iniziative che coinvolgano tutti.

Negli ultimi anni abbiamo addirittura avuto dei fermi produttivi perché Stellantis toglieva delle commesse a fornitori “storici” e dalla sera alla mattina capitava di trovarsi senza poter lavorare. 

Da dove si riparte?

VC: Tutti attaccavano Tavares mentre ora tutti sostengono Filosa, ma a conti fatti la differenza non si vede. Noi pensiamo che si debba arrivare a uno sciopero nazionale dell’automotive, tanto più ora visto che il governo prima a parole attaccava Tavares ma ora appoggia in pieno l’azienda.

In fabbrica vedo tanti lavoratori anche iscritti FIM che ora vengono in assemblea, o mi chiedono quando si farà un nuovo sciopero, l’ultimo è stato a ottobre 2024. Un nuovo sciopero di tutto il settore per noi è un punto di partenza minimo, ma indispensabile.

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