Atop: 120 licenziamenti dalla crisi dell’auto elettrica.

Atop: 120 licenziamenti dalla crisi dell’auto elettrica.

Come hanno scritto i lavoratori su uno dei cartelli al presidio sotto la sede della regione Toscana (la fabbrica si trova a Barberino Tavarnelle, provincia di Firenze) “Atop, ennesIMA vittIMA” con un gioco di parole che si riferisce alla proprietà, ovvero il Gruppo IMA, importante azienda metalmeccanica di Bologna, guidata da quello che almeno fino ad oggi era considerato dai sindacati  – Fiom in testa – il modello di quel capitalismo illuminato tanto caro al riformismo di sinistra.

Atop non più tardi di 2 anni fa era un’azienda di punta nella produzione di impianti automatici per la fabbricazione di statori e rotori di  motori per le auto ibride ed elettriche. Nei piani di espansione di IMA l’automotive si aggiungeva ai tradizionali settori farmaceutico, alimentare e in parte del tabacco nella prospettiva che “… nel 2030 è prevista la produzione di 50 milioni di auto elettriche o ibride e, considerando che ogni auto elettrica monta da uno a tre motori, il mercato dell’automazione industriale applicato alla e-mobility è atteso crescere a tassi record nel medio e acnhe nel lungo periodo” secondo le parole di Alberto Vacchi, AD di IMA dal 2019 proprietaria dell’84% di Atop.

Atop occupa 240 dipendenti. Dal 2016 al 2019 ogni anno il fatturato è cresciuto di oltre il 10%. Dopo il crollo del 2020 – da 76,4 a 34,7 milioni di euro – a seguito della crisi dovuta alla pandemia del Covid, nel 2023 si sono toccati i 104,4 milioni di euro, cancellando le perdite degli anni precedenti e tornando a fare utili. Nel 2024 il fatturato si è contratto a 70,5 milioni di euro con una perdita di quasi 8 milioni. Ma stavolta la crisi non era dovuta a un fattore esterno al settore produttivo di Atop ma alla crisi profonda della “transizione ecologica” che vede l’industria italiana ed europea sempre più vaso di coccio tra i vasi di ferro di USA e Cina.

I licenziamenti sono stati annunciati dopo accordi di solidarietà che hanno portato il salario di chi arrivava a prendere 2000 euro al mese a 1300 euro.  Il personale maggiormente interessato è quello degli uffici tecnici, e questo non fa ben sperare nella volontà di un futuro rilancio dell’azienda da parte di una proprietà che ha ribadito nel primo incontro al tavolo di crisi regionale che il suo piano industriale… sono 120 licenziamenti. A breve è previsto un incontro delle parti al ministero dell’industria e del made in Italy.

La FIOM, unico sindacato in Atop sta iniziando a coinvolgere le altre RSU Fiom del gruppo IMA in Italia a partire da Bologna e Calenzano con messaggi di solidarietà e la presenza al presidio. A prescindere dalle tradizioni dei lavoratori Atop, la loro rabbia verso la proprietà non può che alzare il livello della lotta. Dopo i delegati bisognerà coinvolgere i lavoratori del gruppo IMA di Bologna e in tutta Italia, oltre 4600, per mobilitarli contro i licenziamenti. Ancora una volta la crisi della green economy capitalista si fa sentire a suon di licenziamenti. Solo una piattaforma che parta dalla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, e un reale protagonismo dei lavoratori che decidano metodi di lotta, rivendicazioni e obiettivi può salvare ogni posto di lavoro e far pagare la crisi a chi da anni accumula profitti.