Rinnovo CCNL metalmeccanici: Bilancio della consultazione
Il 20 di febbraio si sono chiuse le votazioni per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici siglato da Federmeccanica e FIM-FIOM-UILM. Secondo i dati ufficiali, le assemblee hanno riguardato 7549 aziende su un totale di 30 mila che applicano questo CCNL, interessando una platea di 852.196 lavoratori su un totale di 1,5 milioni potenziali aventi diritto. I votanti sono stati 464.287. Il SI ha prevalso con il 93,13% (427.898 voti), i NO sono 31.554 (6,79%) con 5.386 bianche e nulle.
Benché l’esito numerico sia inequivocabile, salta all’occhio come il numero dei votanti sia di poco superiore al 50% degli aventi diritto raggiunti. Rispetto alla platea totale del milione e mezzo di lavoratori, si raggiunge circa il 30% dei meccanici interessati al CCNL.
Che persino nelle fabbriche sindacalizzate solo la metà dei lavoratori percepisca il voto sul contratto come un appuntamento importante rivela quanto questo strumento sia stato svilito nel corso degli anni. È sempre più diffusa infatti la convinzione che l’opinione dei lavoratori venga chiesta solo “a frittata fatta”, riducendolo a poco più che una formalità.
Il voto riflette lo scarso entusiasmo per il risultato ottenuto e per la gestione della vertenza, in particolare durante i mesi finali nei quali sono state sospese le mobilitazioni generando un clima di passività che ha smorzato lo slancio dei settori più attivi negli scioperi fino all’estate.
Considerato che negli organismi dirigenti della FIOM sono stati pochissimi i voti contrari (fra i quali chi scrive), riteniamo significativi i risultati raggiunti con la nostra campagna per il NO, condotta con volantinaggi ai cancelli e interventi nelle assemblee. Significativi i voti nelle aziende sindacalmente e politicamente più rilevanti e in cui la lotta è stata più dura e partecipata, che “pesano” molto di più di quelli in aziende dove i lavoratori sono rimasti spettatori. Spicca il caso di Genova dove, dopo un voto contrario nel direttivo provinciale della FIOM che ha pochi precedenti, i lavoratori a maggioranza hanno respinto il contratto pur essendo stati assieme all’Emilia (o piuttosto a causa di ciò) uno dei centri in cui più dura ed efficace è stata la lotta. Anche a Modena, dove i No sono risultati il doppio della percentuale nazionale, a respingere l’accordo sono state aziende come Motovario, Bosch, Manitou, Wam, Annovi Reverberi, ovvero tra le più grandi e combattive. Importante anche la vittoria del no alla Bonfiglioli di Bologna, azienda che esprime la presidenza di Confindustria Emilia, nonché una delle fabbriche in cui gli scioperi articolati sono stati più duri ed efficaci.
In diversi casi è bastato che un singolo delegato prendesse posizione contraria per aprire il dibattito e fare emergere voti contrari consistenti. Possiamo citare a Reggio Emilia i 235 No su 610 votanti alla Spal e i 103 no su 582 alla Argo Tractors, così come i 103 no su 301 alla Elettronica Spa di Roma (settore difesa) o i 166 no su 1022 alla Ducati di Bologna.
Risultati che confermano che i lavoratori rispettano la chiarezza di idee e la coerenza, sulle quali continueremo a costruire le nostre battaglie nei luoghi di lavoro e nel sindacato.



