Senza lotta ci sono solo sconfitte!

Intervento di Mario Iavazzi all’Assemblea Generale Nazionale Cgil 10.05.21

Sta avvenendo quanto era ampiamente prevedibile. Da subito, infatti, era chiaro che il problema, lo scenario da affrontare, non sarebbe stato quello delle politiche di Austerity, ma, piuttosto come sarebbero state spese le risorse. C’è continuità tra il PNRR e le pur vaghe dichiarazioni di Draghi in Parlamento, quando è stato eletto Presidente del Consiglio. Ritengo siano state fuori luogo le lusinghe da parte della nostra organizzazione, quando Mattarella gli ha offerto il mandato.
Nel piano nazionale di ripresa e resilienza non v’è traccia del “nuovo modello di sviluppo ” richiesto dalla Cgil. Nessuna risposta ai problemi sociali. Non è in campo un processo di internalizzazione di quanto privatizzato negli ultimi decenni, men che meno sono previste le nazionalizzazioni. Al contrario, si procederà ancora con privatizzazioni e una nuova spinta verso il mercato.
Parallelamente al PNRR, questo Governo ha sbloccato i licenziamenti, che dal 1 luglio prossimo saranno possibili, non mettendo in atto nessun provvedimento contro la precarietà. Tutt’altro, non ha alcuna intenzione di rinnovare, a breve, i contratti dei lavoratori pubblici e del la scuola. Sul sistema pensionistico è già chiaro che non rinnoveranno quota 100, un provvedimento che, pur limitatissimo, ha dato delle risposte a centinaia di migliaia di lavoratori. Un tema questo, sul quale le lavoratrici e i lavoratori capirebbero la necessità di lottare se la nostra organizzazione lanciasse una mobilitazione.
La Cgil da sempre dichiara che dalla crisi si esce con la redistribuzione della ricchezza. Nel PNRR non c’è nessuna redistribuzione, la ricchezza va ai ricchi ed a coloro che durante la pandemia si sono arricchiti ulteriormente.
Alcuni hanno definito questa politica economica “liberista ”; non so se sia la definizione corretta. I liberisti teorizzavano che il mercato si autoregolamenta: la c.d. “ mano invisibile ” del mercato. Qui, in vece, c’è una carovana di soldi presi dalle tasche dei lavoratori e delle future generazioni. È stata definita “ occasione storica ”, un’occasione, questa, solo per la classe dominante di questo Paese.
Io penso che dovremo cominciare ad aprire la discussione sul debito, che per inciso adesso ha già superato il 160% del Pil nel nostro Paese, e sul fatto che non va pagato.
Non ho ovviamente tempo per entrare nelle singole missioni del PNRR, ma è doveroso sottolineare come sia clamoroso che la missione sulla sanità preveda meno della metà delle risorse che sono state tagliate negli ultimi 10 anni. Le risorse individuate per gli interventi di edilizia sanitaria, che nella
prima stesura del Recovery ammantavano a quasi 35 miliardi, sono state ridimensionate a 5,6 miliardi. Il PNRR lascia la sanità in coda alle priorità dell’agenda governativa. Ad essere precisi, il PNRR non chiarisce che sono investimenti sulla sanità pubblica ma, genericamente, sulla sanità. Lo stesso
ragionamento vale anche per la scuola. Tutto il piano è un bel bottino per il sistema delle imprese.
Dunque, la questione non è, e non può essere, la critica del sindacato al governo sulla mancanza del confronto, ma la costruzione di un’opposizione, non solo contro il PNRR, ma contro tutte le politiche
economiche e sociali del Governo. Attenzione, la storia lo dimostra, senza la lotta, si giunge alla sconfitta.
Infine, farei una riflessione sugli infortuni e le morti sul lavoro. La tragedia di Prato ha scosso le coscienze. Sappiamo quanti morti ci sono sul lavoro, quante ce ne sono state prima dell’omicidio sul lavoro di Luana e quante ce ne sono state dopo. Una media di quasi 4 morti al giorno. Tutto questo è
inaccettabile e vergognoso: ciò che resta sono le solite lacrime di coccodrillo da parte di Governi e Istituzioni.
Il ministro Orlando ha dichiarato che ci vogliono più controlli, eppure non spiega come. Non è previsto un piano straordinario di assunzioni di ispettori e non c’è nessun investimento sulla medicina di lavoro e di prevenzione.
Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è stato proposto, nella relazione, un percorso di assemblee e di mobilitazione che conduca allo sciopero nazionale. Dovrebbe essere presente quest’indicazione nel documento conclusivo di quest’assemblea generale. Sono d’accordo con questa proposta, è necessario giungere allo sciopero anche se Cisl e Uil non volessero.
Per questo, propongo di scorporare questa decisione dal documento conclusivo e di votare un ordine Per questo, propongo di scorporare questa decisione dal documento conclusivo e di votare un ordine del giorno a parte, poiché penso che questa indicazione debba e possa avere il sostegno da parte di un numero molto più ampio, se non unanime, dell’assemblea generale pur essendoci, invece, sulla strategia generale il mio dissenso.