Ducati scarica il peso della crisi sui lavoratori
Pubblichiamo questa intervista fatta alla nostra compagna Carmela Cicatiello, operaia della Ducati Motor di Bologna, per il Corriere della Sera in seguito all’annuncio dell’azienda di lasciare a casa 600 persone tra precari e part time involontari.
Dopo anni di grandi incassi per Ducati, per la prima volta a seguito della crisi internazionale del settore, circa 450 lavoratori a tempo determinato, alcuni anche da 4 anni, insieme a 150 persone con contratto indeterminato finto part time verticale (perché questi lavoratori solitamente vedono prolungare il contratto oltre i 6 mesi a seconda delle esigenza dell’azienda), vengono lasciati a casa. Purtroppo per i lavoratori a part time verticale, non c’è neanche la possibilità di poter accedere alla Naspi, in quanto sono lavoratori con contratto indeterminato, anche se viene garantito loro lavoro solo per sei mesi l’anno.
Questa crisi del mercato globale, a cui si aggiunge la dinamica dei dazi imposti da Trump, sta avendo un impatto significativo sul settore automotive. La crisi in Emilia Romagna già si stava facendo sentire, dato il carattere fortemente incentrato sulle esportazioni della sua industria, anche per la crisi dell’economia tedesca (ricordiamo che la Ducati fa parte del gruppo tedesco Audi e di conseguenza Volkswagen).
Anche la riorganizzazione industriale in seguito alle proclamate politiche green, con il patto ormai cestinato da tutti i governi che prevede di incrementare la crescita economica europea raggiungendo le zero emissioni entro il 2050, sembra abbia colto alla sprovvista i dirigenti della Ducati. Questo dimostra l’incertezza delle prospettive industriali della nostra regione e vede i padroni scaricare sui lavoratori la crisi.
La comunicazione della sospensione dei contratti è avvenuta solo pochi giorni prima della loro scadenza e solo fino a poche settimane prima in azienda si lavorava in regime di flessibilità, quindi facendo un’ora in più al giorno. La flessibilità è stata concessa all’azienda dai sindacati, nonostante il parere discordante di molti lavoratori e andando contro le direttive della Fiom che vietavano accordi che prevedevano flessibilità per la mobilitazione per il contratto nazionale.
Nonostante l’azienda abbia dichiarato di andare “meglio del mercato pur registrando gli effetti, in modo decisamente minore, di questa crisi globale”, questa crisi non ha fatto altro che mettere in evidenza le carenze del contratto integrativo della Ducati, che da anni viene portato come esempio in tante aziende. Questo contratto è sicuramente migliorativo, ma solo per i datori di lavoro, che fino ad oggi hanno guadagnato tanto su lavoratori di fatto precari e quindi ricattabili. Oggi, al primo calo di lavoro, la grande famiglia Ducati non ci ha pensato due volte a lasciare a casa più di 600 persone, nonostante continui a dichiarare di continuare a guadagnare quote di mercato.
Tutto questo sta mettendo in luce la fragilità del modello di relazioni sindacali, da tanti sbandierato come un modello, in Emilia Romagna e nelle sue fabbriche più rappresentative come la Ducati.




