Trattativa metalmeccanici – ‘scambio’ a danno dei lavoratori?

Trattativa metalmeccanici – ‘scambio’ a danno dei lavoratori?

Eravamo stati purtroppo facili profeti quando in luglio, alla ripresa della trattativa per il contratto dei metalmeccanici, avvertivamo che, accettando i tempi e il percorso proposti dai padroni, la vertenza rischiava di scivolare sul piano inclinato dell’ennesimo “scambio” a spese dei lavoratori.

Dopo la due giorni di incontri del 30 e 31 ottobre è ormai chiaro che la trattativa è arrivata alla stretta finale. Ci saranno altri due incontri il 13 e 14 novembre e poi dal 19 novembre è prevista la non stop fino alla firma. Che ormai non ci sia più possibilità di rottura del tavolo lo esplicita la segreteria della FIOM quando dice alla delegazione trattante che “se non si chiude ora non è che possiamo fare altre 40 ore di sciopero (sic!), semplicemente non ci sarà il contratto”. Come a dire “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”.

Per chiudere il contratto, infatti, Federmeccanica ha chiesto il rispetto della “lettera h” del Patto per la Fabbrica, ovvero: se il sindacato vuole avere aumenti superiori all’inflazione deve concedere in cambio diritti. Questa ennesima richiesta di flessibilità nel gergo padronale viene naturalmente chiamata “innovazione”.

In questo caso Federmeccanica pretende maggiore flessibilità dell’orario di lavoro, l’esatto opposto della richiesta sindacale di riduzione dell’orario. Nello specifico i padroni vogliono avere una maggiore quantità di ore utilizzabili nella cosiddetta “plurisettimanalità”, ovvero che secondo la loro esigenza ci siano settimane in cui si lavora fino a 48 e altre fino a 32 ore. Oggi sono 80 ore all’anno, già una enormità. L’altra pretesa è stata che i permessi a utilizzo individuale, ossia utilizzabili secondo esigenza dal lavoratore, dagli attuali 8 scendano a 5 mentre passino da 5 ad 8 quelli il cui uso collettivo va concordato con l’impresa. Inoltre le aziende pretendono di gestire unilateralmente i permessi che dopo 18 mesi non siano stati utilizzati.

Quale sia l’offerta economica che dovrebbe giustificare questo ennesimo boccone amaro per i lavoratori, non è ancora chiaro. Tuttavia i precedenti dei 100 euro in due anni già firmati nel rinnovo con Unionmeccanica (piccole imprese) e gli ancora peggiori 200 euro in quattro anni accettati nelle cooperative non fanno presagire nulla di buono. Siamo ben lontani dalla richiesta contenuta nella piattaforma sindacale di 280 euro in tre anni.

Perché non si possa rompere nuovamente il tavolo e riprendere la lotta per avere condizioni migliori, dato comunque il buon esito degli scioperi fatti finora e a fronte del movimento di massa esploso sulla Palestina, non è dato sapere. La sfiducia nei confronti dei lavoratori e della loro forza ancora una volta induce i dirigenti della FIOM ad accettare il terreno di gioco imposto dai padroni. Una linea perdente che, se non corretta urgentemente, vanificherebbe il sacrificio di 40 ore di scioperi già sostenute dai metalmeccanici e allontanerebbe ulteriormente il sindacato dai lavoratori. Una linea alla quale ci opporremo nella FIOM e soprattutto nelle fabbriche.