Morti sul lavoro: bisogna agire, subito!

Morti sul lavoro: bisogna agire, subito!

Non passa giorno senza notizia di morti sul lavoro. L’ennesimo incidente è avvenuto ieri, in un’azienda di mangimi a Sorbolo, un operaio è deceduto schiacciato da un sacco di alimenti per bestiame. In tutti questi anni si sono susseguite le denuncie dei dirigenti sindacali sugli incidenti nei luoghi di lavoro, ma è sempre mancato un serio percorso di mobilitazione e di concreta lotta a condizioni di precarietà, scarsa o inesistente sicurezza, aumento e intensificazione dei ritmi di lavoro. Tutti elementi strettamente intrecciati.

“E’ una strage che continua, un bollettino di guerra. E le cause delle morti sono le stesse da oltre cinquanta anni” dichiarava Susanna Camusso dal palco del 1 maggio (nel 2018, tre anni fa). “E’ una strage: se uno guarda i dati degli ultimi dieci anni sono 17 mila le persone che sono morte sul lavoro contando anche quelli morti mentre andavano o tornavano dal lavoro. Sono numeri di una strage, è chiaro che c’è bisogno di agire” aggiungeva Landini l’anno successivo nell’ambito della Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro (12 ottobre 2019): un appuntamento annuale istituzionale pieno zeppo di retorica e privo di una conseguente azione concreta.

A fronte di tante dichiarazioni altisonanti, i macabri dati su incidenti e decessi forniti dall’INAIL riportano alla triste realtà: nulla di significativo è stato fatto per contrastare questa continua strage, in primo luogo proprio per l’inazione di quei dirigenti sindacali che avrebbero il dovere di tutelare i lavoratori. Le morti sul lavoro non cesseranno con appelli ad una maggiore responsabilità dei datori di lavoro o tendendo la mano al ministro del lavoro di turno per potenziare gli enti preposti al controllo. Solo coinvolgendo i lavoratori nella costruzione di una chiara piattaforma rivendicativa e mettendo in campo una seria mobilitazione si possono porre le basi per una lotta che imponga diritti e sicurezza in ogni azienda. Ritornare allo lotta non è una delle opzioni possibili, è una necessità.