Salari: clausola di salvaguardia o scala mobile?

Salari: clausola di salvaguardia o scala mobile?

Non c’è indagine di istituto di ricerca che non spieghi che i salari italiani sono crollati. Da ultimo, i dati Istat hanno certificato una perdita dell’8,8% tra il 2021 e la fine del 2025, ma l’impoverimento strutturale si protrae da oltre trent’anni. Nel mese di aprile l’inflazione ha ripreso a risalire in maniera importante, i rincari dei prezzi dell’energia iniziano a farsi sentire e siamo soltanto all’inizio delle conseguenze della guerra in Medio Oriente.

Serve la Scala Mobile 

Per risolvere questo gigantesco problema da tempo rivendichiamo la reintroduzione della Scala Mobile dei salari e cioè di un meccanismo di adeguamento automatico dei salari all’inflazione. È questo l’unico modo per conservare il potere d’acquisto dei lavoratori. Non è un caso che il declino salariale in Italia sia cominciato proprio nei primi anni ’90 con la definitiva liquidazione della Scala Mobile.

Questa rivendicazione, però, non è mai stata nemmeno presa in considerazione dal gruppo dirigente della CGIL, secondo il quale la questione salariale va risolta attraverso la contrattazione. Peccato che il problema stia proprio nei contratti nazionali (CCNL), che in questi anni non hanno salvaguardato le tasche dei lavoratori. 

Non siamo certo contrari a lottare per contratti migliori. Anzi, una nuova Scala Mobile porrebbe i lavoratori in una condizione di forza per strappare rinnovi contrattuali più favorevoli. Il punto sono le modalità con cui gli apparati sindacali hanno condotto la contrattazione in tutti questi anni: piattaforme subordinate alla competitività delle aziende; assenza di mobilitazioni degne di questo nome; una vigenza contrattuale sempre più lunga, che è arrivata a toccare i quattro anni; tempi per i rinnovi interminabili; aumenti concessi che non arrivano nemmeno a coprire l’inflazione.   

Spesso ci viene detto che il problema sono i cosiddetti “contratti pirata” e cioè quelli firmati da sindacati fasulli privi di una reale rappresentatività dei lavoratori. In realtà solo una piccola parte dei lavoratori è interessato dai contratti pirata. Al 97% dei lavoratori sono applicati i contratti sottoscritti dai sindacati confederali. In pratica i salari troppo bassi di cui ci lamentiamo sono proprio quelli sottoscritti dai “sindacati più rappresentativi”!

Clausola di salvaguardia? 

Secondo le direzioni sindacali tutti questi mali potrebbero essere risolti con l’introduzione di una “clausola di salvaguardia” nei CCNL, che funzionerebbe così: prima si concordano aumenti sulla base dell’inflazione programmata e poi, a posteriori, è prevista la possibilità di integrazioni salariali in caso il tasso di inflazione sia stato più alto in base all’indice IPCA (l’Indicatore dei Prezzi al Consumo Armonizzato).

In alcuni CCNL (il chimico-farmaceutico, il legno e arredo e pochi altri) sono presenti meccanismi di verifica a posteriori dell’IPCA. Nel CCNL dei metalmeccanici da alcuni anni è presente una clausola di salvaguardia, che in effetti ha consentito di integrare nel periodo 2021-2024 le buste paga di circa 200 euro lordi. Nella contrattazione in corso per i rinnovi dei contratti pubblici, la CGIL ha chiesto l’inserimento di questa clausola. 

Questo strumento è però del tutto insufficiente e non può in alcun modo sostituire la Scala Mobile, per diverse ragioni: 

  1. La sottoscrizione dei CCNL in base all’inflazione programmata non risponde all’obiettivo principale di aumentare i salari reali. Basti pensare che l’inflazione programmata dal governo per il 2026 è pari all’1,5%. È una presa in giro, considerato che l’inflazione è già oggi più elevata (2,8%).
  2. Il dato considerato nella clausola di salvaguardia non è l’inflazione reale, ma l’IPCA “al netto degli energetici importati” e cioè non tiene conto dei costi dell’energia che sono proprio quelli attualmente alle stelle. Un meccanismo di adeguamento contrattuale basato su un indice che non riflette l’effettivo aumento del costo della vita non permetterà di mantenere i salari al passo.
  3. Una clausola di questo tipo può affermarsi solo nei contesti in cui i lavoratori dispongono di rapporti di forza favorevoli. Non a caso oggi i contratti che la prevedono si contano sulle dita di una mano. E per tutti gli altri? Per esempio nel CCNL della scuola, la cui parte economica è stata sottoscritta il 1° aprile, l’obiettivo della clausola di salvaguardia è stato immediatamente ridimensionato a una generica ipotesi di utilizzare future risorse aggiuntive.

La clausola di salvaguardia rischia dunque di essere uno specchietto per le allodole per continuare con l’andazzo che si è seguito fino ad oggi, quando invece servirebbe cambiare rotta. Serve lottare per la Scala Mobile che tuteli davvero il potere d’acquisto dei lavoratori e per contratti che tolgano ai profitti per dare ai salari. Apriamo una discussione nei luoghi di lavoro su questi temi, per costruire una mobilitazione dal basso superando l’inerzia e l’immobilismo degli apparati sindacali.