Giampietro Montanari (RSU Toyota): “Leggi di iniziativa popolare? Ci vuole le lotta di classe!”

Giampietro Montanari (RSU Toyota): “Leggi di iniziativa popolare? Ci vuole le lotta di classe!”

Il 15 Maggio la Cgil ha indetto delle assemblee generali in diverse città per lanciare la raccolta di firme sulle leggi di iniziativa popolare su Sanità e Appalti.

Di seguito l’intervento di Gian Pietro Montanari, Rsu della Toyota, all’Assemblea Generale tenutasi in Piazza Lucio Dalla di Bologna.

Compagne, compagni, lavoratrici, lavoratori!

Guardiamoci intorno. Siamo qui, riuniti in questa assemblea, perché non possiamo più aspettare.

Aspettare che i governi si ricordino che esistano i popoli, i lavoratori, gli ultimi della società.

Aspettare che i padroni decidano di darci un salario per vivere, non per sopravvivere, di un lavoro sicuro in cui non essere sfruttati e in cui morire.

Aspettare che in ospedale ci sia un letto quando ci serve.

Oggi siamo riuniti in questa assemblea per sostenere la raccolta di firme per leggi d’iniziativa popolare, questo è senz’altro un importante strumento democratico.

Ma per quanto importante sia non basta.

Lo abbiamo visto con i referendum firmati da milioni di persone. Magari si vince nelle urne, e poi? Poi le leggi finiscono a marcire in un parlamento ostile, in mano ai partiti dei padroni.

Leggi che vengono svuotate con i decreti, che vengono rimandate alle calende greche per l’approvazione, che vengono riscritte per farle piacere a Confindustria.

E qui dobbiamo dirlo chiaro: non è solo la destra a svendere lo stato sociale.

La cosiddetta sinistra, con Prodi e gli altri che lo hanno succeduto, ha fatto a gara con Berlusconi e Meloni per smantellare la sanità, la scuola, le pensioni.

È stato il centrosinistra a lanciare le privatizzazioni selvagge negli anni ’90, a chiamarle “riforme” e “modernizzazione”.

È stato il PD a tagliare i posti letto, a spingere l’aziendalizzazione degli ospedali, a trasformare la scuola in un’azienda con l’alternanza sfruttamento.

È stato il centrosinistra a fare la legge Fornero, ad alzare l’età pensionabile e a dire che “i sacrifici sono inevitabili”.

Non bisogna farsi ingannare dai nomi. Quando una forza politica accetta le regole del mercato, diventa la facciata progressista del capitale.

Per il sistema non cambia nulla se a privatizzare è il centrodestra o il centrosinistra: il risultato è sempre lo stesso, profitti per pochi e sacrifici per i lavoratori.

Nello Stato borghese, il parlamento non è casa nostra. È il comitato d’affari della classe dominante. Può farvi votare, può farvi firmare, ma non vi lascerà mai toccare il profitto.

Senza rapporto di forza nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze, l’iniziativa popolare purtroppo rischia di diventare carta straccia.

E intanto la realtà la viviamo sulla pelle tutti i giorni!

Andiamo in ospedale? Liste d’attesa infinite, reparti chiusi, infermieri allo stremo. E mentre la sanità pubblica crolla, il privato cresce. Perché per loro la salute è un business.

Apriamo la busta paga? Salari fermi da vent’anni. Appalti a cascata, subappalti, morti sul lavoro. “Efficienza” la chiamano loro. Noi la chiamiamo sfruttamento.

Mandiamo i figli a scuola? Classi sovraffollate, edifici fatiscenti, insegnanti precari. E l’alternanza scuola-lavoro? Manodopera gratis per le aziende.

Andare in pensione? Età che sale, assegni da fame. I giovani già lo sanno: per loro la pensione non esisterà.

E mentre tagliano su tutto questo, i governi trovano i miliardi in 24 ore. Per le armi. Per l’industria bellica. Per i profitti.

Non è un caso. È l’imperialismo. Viviamo in una fase di guerra tra imperialismi per spartirsi mercati, petrolio, rotte commerciali. La crisi del capitalismo si risolve con la distruzione, si risolve con la guerra.

Guardate Gaza. Milioni di giovani in piazza contro il massacro del popolo palestinese. Hanno occupato le università, hanno sfidato i manganelli. Hanno dimostrato una cosa: quando i popoli si muovono, i governi tremano.

Ma la pace non la firmano l’ONU o i capi di Stato che hanno scatenato le guerre. La pace la conquistano i popoli facendo la guerra ai ricchi padroni, alle banche, alle multinazionali.

Basta con le denunce. I diritti non ce li ha regalati nessuno.

Nella storia le otto ore, il contratto, lo Stato sociale pubblico, la democrazia, li abbiamo strappati con la lotta.

Lo abbiamo visto con lo sciopero generale della Cgil del 3 ottobre 2025, che ha affiancato quelle mobilitazioni di milioni di giovani contro le stragi del popolo palestinese da parte del criminale Israele, e ha voluto essere una risposta all’assalto della Global Sumud Flotilla.

Abbiamo potuto constatare, ancora una volta, che se vogliamo l’Italia si ferma. Senza di noi, non gira neanche una vite.

Ecco la piattaforma che dovremmo portare in ogni fabbrica, in ogni scuola, in ogni piazza:

Contratto nazionale unico, salario e diritti uguali per tutti.

Basta appalti selvaggi. Chi appalta ne risponde contrattualmente e penalmente.

Salario automatico agganciato all’inflazione.

Salario minimo garantito rapportato al costo reale della vita.

Nazionalizzazione senza indennizzo delle aziende che chiudono, licenziano, e de-localizzano, come l’Electrolux e tantissime altre.

Scuola pubblica, gratuita, di qualità. Fuori l’alternanza studio/lavoro.

Sanità pubblica d’eccellenza e veramente usufruibile come diritto alla salute.

Pensioni pubbliche dignitose a 60 anni o a 35 anni di contributi.

Fuori dalla guerra, taglio alle spese militari. I miliardi per le armi vadano a sanità, scuola, e salari.

Tassazione progressiva sui grandi capitali e sui profitti di guerra.

Compagne e compagni, non c’è più spazio per le illusioni.

La destra privatizza a colpi di scure. La cosiddetta sinistra privatizza con il sorriso, parlando di “mercato regolato”.

Ma il risultato è lo stesso: lo stato sociale smantellato, i servizi svenduti, i lavoratori spremuti.

La lotta di classe serve a cambiare lo stato delle cose, a strappare salari, diritti, condizioni di vita migliori. Serve a non morire in silenzio sotto i loro ricatti.

Ma la vera conquista non è solo questo. La vera conquista sarà abbattere una volta per tutte il dominio dei ricchi padroni, spezzare il loro potere sullo Stato, sulla produzione, sulla vita di tutti.

La vera conquista sarà costruire una società organizzata sui bisogni collettivi, non sul profitto di pochi.

Una società dove la sanità, la scuola, l’energia, l’abitare non siano merci, ma diritti garantiti a tutti. Una società dove chi produce decide cosa e come produrre. Una società senza sfruttamento, senza guerra, senza padroni.

I diritti non si elemosinano. Si conquistano. Il futuro non si aspetta. Si prende. Né con i padroni, né con le loro guerre. Pace tra i popoli, guerra ai ricchi!

Avanti con la lotta, fino alla vittoria!

Autore