Rinnovo CCNL Sanità. Un rinnovo inadeguato.
La pre-intesa per il rinnovo del CCNL della Sanità 2025-2027 è stata firmata. Riguarda oltre 580 mila lavoratrici e lavoratori che ogni giorno tengono in piedi il Servizio sanitario nazionale.
Dopo un CCNL 2022-2024 che ha determinato una perdita di oltre il 10% del potere d’acquisto, questa ipotesi di accordo non recupera nemmeno quanto è stato perso. Il precedente rinnovo venne definito “il contratto delle briciole” da chi, giustamente, non lo sottoscrisse, come la FP CGIL. Oggi quelle stesse briciole vengono firmate. Cambia la scelta, non cambiano le risorse. E le briciole non diventano gourmet soltanto perché cambia il giudizio di chi le firma!
Questa scelta si scontra con la realtà dei reparti e degli uffici. Nella sanità pubblica si lavora sempre di più, in condizioni sempre più difficili e con salari che non rendono più attrattive professioni che richiedono responsabilità, competenze e rischi sempre maggiori. Molti scelgono il privato, altri lasciano il Servizio Sanitario Nazionale, altri ancora cercano opportunità all’estero.
In queste settimane la CGIL è impegnata nella raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che punterebbe a rafforzare il Servizio sanitario nazionale. Si possono raccogliere pure milioni di firme, ma se gli stipendi restano da fame e il personale continua ad abbandonare il SSN, queste iniziative risultano inutili e sono solo uno strumento per deresponsabilizzarsi e non chiamare alla lotta.
Al di là di qualche miglioramento normativo, gli aumenti economici restano largamente insufficienti. L’incremento salariale va da circa 106 a 130 euro lordi a regime dal 1° gennaio 2027. Per il personale sanitario sono previsti incrementi delle indennità con una forbice che va dai 58 euro per gli OSS ai 93 euro per gli infermieri.
Secondo i sindacati firmatari questo contratto rappresenterebbe un buon risultato e gli aumenti sarebbero addirittura superiori all’inflazione. Così si prendono in giro i lavoratori!!!
Le risorse stanziate per il rinnovo tengono conto di un’inflazione programmata del 5,4% nel triennio, pari all’1,8% l’anno. Ma già oggi quel dato è stato ampiamente superato e nei prossimi mesi potrebbe perfino peggiorare. Basta guardare il prezzo della benzina, ormai oltre i due euro al litro!
L’indicatore utilizzato per calcolare il costo della vita – l’IPCA-NEI – esclude la componente energetica importata, proprio quella che negli ultimi anni ha inciso maggiormente sul costo della vita. È come misurare la febbre con un termometro che arriva soltanto a 37 gradi. Se la temperatura sale a 40, il problema non è che la febbre non esista, è il termometro che non riesce a misurarla.
La clausola di salvaguardia rinvia tra un anno un confronto sull’eventuale scostamento dell’inflazione. Ma se oggi non si recupera nemmeno il potere d’acquisto già perduto, come si pensa di farlo domani?
Un contratto collettivo non dovrebbe limitarsi a rincorrere l’inflazione, dovrebbe superarla! Se gli aumenti sono inferiori all’inflazione i lavoratori si impoveriscono. Se sono uguali all’inflazione restano fermi.
Negli ultimi trent’anni è accaduto esattamente questo. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, dal 1990 al 2024 le retribuzioni reali italiane sono diminuite dell’1,6%, mentre nella media dei Paesi OCSE sono cresciute del 35%. Negli ultimi cinque anni i salari reali sono calati di quasi il 9%. Questo rinnovo contrattuale si inserisce pienamente in questo solco!
Una vertenza di questa importanza non può essere costruita nelle stanze della trattativa e poi illustrata ai lavoratori. Servivano mesi di confronto nei luoghi di lavoro e una mobilitazione capace di modificare i rapporti di forza. La piattaforma sindacale, che si limitava a chiedere genericamente “risorse per difendere il potere d’acquisto dei lavoratori contro l’inflazione” (più vago di così non si può!) andava costruita con i lavoratori e non tra gruppi dirigenti.
Andavano rivendicati aumenti non inferiori a 500 euro e bisognava lottare sul serio per ottenerli. Non c’è buon contratto senza lotta!!!
La parola deve tornare alle lavoratrici e ai lavoratori!
Un contratto collettivo appartiene a chi ogni giorno lo vive. Per questo le lavoratrici e i lavoratori devono potersi esprimere con un voto sulla pre-intesa.
Servono assemblee vere! Serve discutere apertamente di questo contratto! Serve costruire insieme una piattaforma che rimetta al centro salario, condizioni di lavoro e finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale!
Se vogliamo salari migliori e una sanità pubblica capace di attrarre professionisti, dobbiamo tornare a organizzarci e lottare!
Nessun Governo ha mai regalato diritti. Nessun contratto è mai migliorato senza il protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per questo diciamo NO a questa pre-intesa! Per riaprire la trattativa! Per conquistare aumenti salariali veri!
Perché le briciole, anche quando vengono servite come gourmet, restano sempre briciole!



