Rinnovo contratto Grande Distribuzione, Terziario e Cooperazione: la piattaforma devono deciderla i lavoratori!
A distanza di 9 mesi dalla sua naturale scadenza è stata pubblicata l’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto dei settori Terziario Distribuzione Servizi, DMO e Distribuzione Cooperativa.
Si tratta di una piattaforma unitaria presentata da CGIL, CISL e UIL.
Se da un lato apprezziamo il tempismo, visti i tempi biblici a cui eravamo abituati, non possiamo però che rimanere contrariati sia per il metodo che nel merito di una piattaforma dalla pochezza e vaghezza disarmanti.
È importantissimo partire dal contesto economico-sociale in cui questo contratto si inserisce, con i lavoratori italiani che sono tra i più poveri d’Europa avendo i salari bassissimi, erosi da un’inflazione galoppante a doppia cifra che ha comportato una perdita del potere d’acquisto di circa il 10% negli ultimi 3 anni.
In tale contesto le aziende continuano a macinare profitti che vanno dal +4,3% della DMO, al +0,8% del commercio al dettaglio.
Si parla di profitti da miliardi di euro.
Interessante è vedere come nel commercio al dettaglio l’incremento dei fatturati sia avvenuto nonostante una decrescita delle vendite (-0,6%), ovvero si sono venduti meno prodotti a prezzi più alti, a riprova del fatto che la crisi come sempre la pagano i lavoratori.
In questo quadro aggravato dalla già citata inflazione e dalla crisi politico-economica mondiale, è logico che i vecchi rinnovi presentati dai vertici sindacali come vittorie clamorose appaiano in tutta la loro miseria e insufficienza.
Gli ultimi rinnovi contrattuali hanno previsto aumenti di 240 euro (ovviamente lordi) riparametrati al quarto livello, tra aprile 2023 e febbraio-marzo 2027.
Allora noi proponemmo aumenti di 450 euro (https://giornatedimarzo.it/2024/05/10/contratto-distribuzione-moderna-organizzata-serve-molto-di-più/).
Purtroppo i dati ufficiali italiani ed europei ci hanno dato ragione.
Gli aumenti concordati con i padroni lasciano le tasche dei lavoratori un po’ più vuote anche perché l’inflazione “morde le caviglie”
Veniamo così alla piattaforma odierna il cui peccato originale sta nella totale mancanza di numeri, dati essenziali per una contrattazione favorevole.
Cifre che vanno concordate con i lavoratori e che devono partire col recuperare il potere d’acquisto eroso da inflazione e carovita a cui i precedenti incrementi salariali del rinnovo 2024-2027 non sono stati all’altezza.
È importante sottolineare che quando nella bozza si incensano i vecchi rinnovi dicendo che hanno “contribuito a contenere la perdita del potere d’acquisto” si sta ammettendo che sia fisiologico un continuo deterioramento delle condizioni di lavoro a favore dei profitti dei padroni.
La realtà è che i rinnovi contrattuali dovrebbero essere frutto di una lotta reale dei lavoratori per migliorare il proprio salario e condizione a scapito dei profitti.
Non avremo mai una vera valorizzazione delle competenze senza il riconoscimento salariale e la stabilizzazione contrattuale.
Salutiamo con favore la proposta del diritto di indizione di assemblee anche in luoghi privi di rappresentanza, ma critichiamo la solita imprecisione in tema di incremento dei permessi; quanti?
Stesso discorso vale per le pari opportunità, politiche di genere e salute-sicurezza dove non è presente neanche un numero inerente agli incrementi di permessi e formazione.
Questo documento è una proposta di rinnovo contrattuale o per una seduta plenaria all’ONU?
Ancora più grave è l’assenza di numeri inerente alla stabilità occupazionale necessaria per ridurre al minimo stagionalità e precarietà.
Condivisibili sono le proposte per la regolazione del part-time con consolidamento delle ore supplementari, ma non c’è una reale proposta sulla necessità di lottare contro il part-time involontario così diffuso nel settore!
Discorso a parte merita il welfare aziendale in quanto il compito di un sindacato è quello di difendere tutti i lavoratori grazie al CCNL e ingaggiare una lotta senza quartiere a difesa della sanità pubblica.
In tale linea non possiamo che criticare le nuove politiche su silenzio-assenso e fondi (TFR e fondi pensione), e comunque tali incentivi non devono essere usati come foglie di fico a scapito degli incrementi salariali universali.
Per quanto riguarda la riforma dell’inquadramento professionale non ci sono proposte chiare e dettagliate.
Si affronta il tema della conciliazione vita-lavoro ma non è previsto nulla in merito ad un aumento di permessi per cure parentali.
Lotta campale di questo settore è la questione del lavoro festivo e domenicale.
Rimaniamo fortemente contrari al lavoro domenicale e festivo.
Premesso ciò pensiamo che vada elevata l’età dei bambini fino almeno a 8 anni, per l’esclusione dei genitori dal lavoro domenicale e vada ribadita a gran voce la sola volontarietà della prestazione lavorativa, e incrementata al 100% la maggiorazione del lavoro domenicale e festivo al posto dell’attuale 30%.
Percentuale, volontarietà e livello sono gli elementi concreti essenziali, grandi assenti come maggiorazioni notturne, missioni e reperibilità.
Per quanto riguarda gli appalti ci permettiamo di puntualizzare che il fatto di applicare solo i contratti delle sigle sindacali maggiormente rappresentative e confederali non è garanzia di maggiori diritti per i lavoratori dato che le sopraccitate sigle hanno firmato contratti indecenti come multiservizi e vigilanza, sottolineato anche dalla corte costituzionale.
Veniamo ora al cuore della piattaforma ovvero la parte relativa all’incremento salariale, perché è qui che tutti i nodi, gli errori di metodo e merito vengono al pettine.
Formule vaghe come “l’aumento delle retribuzioni in linea con il costo della vita”, noi lavoratori non le accettiamo più.
Sono queste formule prive di numeri insieme ad una politica ostinatamente concertativa e priva del coinvolgimento dei lavoratori che hanno svuotato scioperi e mobilitazioni a favore di accordi al ribasso, che hanno reso i vertici sindacali complici dei padroni nell’operazione di distruzione delle condizioni di vita di tutta la classe lavoratrice perpetrata ormai da anni.
Noi vogliamo numeri certi e definiti senza i quali sedersi ad una trattativa è come immolarsi da agnelli tra le fauci dei padroni.
Numeri che devono essere nettamente superiori ai 240 euro a regime dell’ultimo ridicolo rinnovo.
Che recuperino il potere d’acquisto perso.
Bisogna superare l’indice IPCA depurato che è una barzelletta di pessimo gusto data la crisi energetica che viviamo e lottare per inserire una nuova scala mobile (unico strumento che nella storia ha difeso i nostri salari dall’inflazione al di là delle menzogne complici che vengono dette dalle alte sfere sindacali) con punto unico di contingenza sulla paga base uguale per tutti.
Soprattutto bisogna chiarire come raggiungere questi indispensabili ed ambiziosi obiettivi perché sappiamo bene che la parte datoriale come sempre lotterà fino alla morte per difendere i propri profitti a spese dei lavoratori.
La risposta è preparare insieme una piattaforma chiara, concreta e decisa dai lavoratori e un piano di mobilitazione che abbia le stesse caratteristiche, ridare valore ad azioni e scioperi ponderati (non il solito sciopero rituale di natale senza obiettivi e fatto per arrecare meno danni possibili alla controparte) che producano il massimo danno ai padroni con il minor sacrificio per i lavoratori.
Riappropriamoci dei veri scioperi articolati e fatti nei picchi di lavoro come la storia operaia ci insegna.
Solo così otterremo contratti nazionali all’altezza.
Pertanto respingiamo questa piattaforma vaga, generica e che in fase di trattativa produrrà, se va bene, l’ennesimo accordo al ribasso e ti chiediamo di lottare con noi per una piattaforma scritta e difesa dai lavoratori, all’altezza dei sacrifici che noi lavoratori del commercio, DMO e distribuzione cooperativa facciamo ogni giorno.
Lottiamo per:
- AUMENTO SALARIALE NETTO DI 500 euro.
- NO AL LAVORO FESTIVO DOMENICALE E COMUNQUE SOLO SU BASE VOLONTARIA CON MAGGIORAZIONE AL 100%
- NO AL NUMERO DI EVENTI DI MALATTIA – CARENZA SEMPRE AL 100%
- OBBLIGHIAMO LE AZIENDE A RISPETTARE LA LEGGE SU ORARI DI LAVORO E PROGRAMMAZIONE PER IL PART-TIME. NO AL PART-TIME INVOLONTARIO.
- REGOLAMENTARE LO SMART-WORKING
- PER UNA NUOVA SCALA MOBILE DEI SALARI
Angelo Raimondi (iscritto Filcams Cgil)
Andrea Begliomini (delegato Uiltucs-Uil)



